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New York quinta puntata
NEW YORK

New York. Quinta puntata

NONO GIORNO

Ecco il quinto episodio del diario di viaggio a New York… se ti sei perso gli altri, ecco qui!

La giornata di oggi è pressochè interamente dedicata al parco più famoso del mondo: Central Park. Prendiamo la subway diretti a Central Park, nel quale entriamo dall’ingresso di nord-est.

Oggi il sole splende, il cielo è azzurro e l’aria fredda. Il parco, che immaginavamo spoglio e un po’ triste, essendo inverno, ci piace subito, con i suoi prati verdissimi, i suoi sentieri tortuosi, le sue lievi collinette, i ponticelli, i laghetti e i mille scoiattoli.

Come da manuale, vediamo: il Lasker Rink con una partita di hockey di bambini in diretta, il Turtle Pond, il Belvedere Castle, il Jaqueline Onassis Reservoir, Strawberry Fields con il memoriale per John Lennon, Bethesda Terrace, le statue di Balto e di Alice nel Paese delle Meraviglie, il Mall… La visita termina con i due luoghi che sono stati resi famosi da numerosi film: il Bow Bridge e la pista di pattinaggio Wollman Rink.

Riemersi dal verde, ci reimmettiamo nella frenesia della città, dando un’occhiata all’Apple store e nella hall dell’Hotel Plaza e proseguendo la passeggiata sulla Fifth Avenue.

A piedi ci dirigiamo a Bryant Park dove studiamo orari e prezzi per il pattinaggio e decidiamo di tornare domattina.

Per cena optiamo ancora una volta per l’ormai amata cucina cinese. Scegliamo un piccolo ristorante sulla Lexington dove gustiamo: dumpling bolliti e fritti, involtini primavera, noodle al chili e pancake allo scalogno. Lì vicino scoviamo un delizioso posto che vende a 1 dollaro l’uno dei mini (troppo mini!) cupcake. Ne scegliamo due a testa e li portiamo in hotel, dove li accompagniamo ad una tazza di caffè.

Saliamo infine in camera per preparare le valige e fare la doccia. Facciamo fatica ad accettare che sia l’ultima notte nella Big Apple…

DECIMO GIORNO

Completiamo le valige, facciamo l’ultima colazione (aggiungendo le gocce di cioccolato all’impasto dei waffle con tristezza …) e paghiamo l’albergo. Dopo aver lasciato le valige alla reception, andiamo un’ultima volta alla fermata della 39th Ave e prendiamo la metro verso Bryant Park.

Qui, per 15 dollari (fino a ieri 19) pattiniamo per un’ora e mezza, sotto il sole di un bellissimo cielo azzurro…ma anche all’ombra dei grattacieli!

È mattina e non c’è molta gente, quindi dopo le prime esitazioni riusciamo a pattinare bene divertendoci molto! Le bancarelle del Winter Village attorno alla pista sono ormai già vuote o in fase di svuotamento… così come le decorazioni natalizie di alcune case e negozi stanno già venendo smontate. Si incrociano spesso abeti buttati a terra accanto ai sacchi della spazzatura.

Intorno all’una, ci dirigiamo verso Dumbo, e da lì percorriamo a piedi il mastodontico ponte di Brooklyn verso Manhattan.

Il ponte, completato nel 1883, è costruito in acciaio e granito. È lungo 1825 metri, che percorriamo in una mezzoretta, fermandoci a fare mille foto, nonostante l’aria pungente di questa giornata cristallina.

Un po’ più in basso viaggiano le auto, mentre pedoni e biciclette in una corsia sopraelevata.

Sono impressionanti le dimensioni delle travi e dei cavi, così come la visuale: da un lato, Downtown, con i grattacieli del Financial District, dominati dalla Freedom Tower del One World Trade Center che acceca riflettendo i raggi del sole, dall’altro lato lo skyline di Uptown, dove spiccano l’Empire e quello che noi abbiamo soprannominato “il grissino” o “lo stuzzicadenti”.

Raggiunta a piedi Canal street, prendiamo per l’ultima volta la subway. Tornati all’Home 2, ci rinfreschiamo in bagno, recuperiamo le valige, ci beviamo gli ultimi beveroni di caffè coi biscotti avanzati e aspettiamo che alle 16 ci venga a prendere una macchina che ci porterà all’aeroporto. Prima delle 17 siamo al JFK. Sbrighiamo abbastanza velocemente tutte le operazioni e i controlli e saliamo sull’aereo. Durante il volo non riusciamo a dormire quasi niente, guardiamo un film a testa e ci perdiamo, ognuno nelle proprie menti, ripensando alle stranissime esperienze vissute.

Diciamo che ci sentiamo come i poveri abeti natalizi, che già il 2 gennaio venivano adagiati sul ciglio della strada, abbiamo come loro un’aria malinconica. Loro hanno dovuto lasciare lucine e palline colorate. Noi anche. Perchè è questo che è stato per noi New York.

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