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15 giorni in Irlanda e Irlanda del Nord Diario di viaggio 5
IRLANDA

Irlanda. Diario di viaggio: isole e penisole…

Nelle puntate precedenti del diario di viaggio in Irlanda

1^ puntata: Dublino…

2^ puntata: verso Belfast…

3^ puntata: l’Irlanda del Nord…

4^ puntata: la Wild Atlantic Way…

DECIMO GIORNO

Sveglia alle otto meno un quarto dopo una bella nottata riposante, all’interno della nostra accogliente yurta nel delizioso paesino di Doolin. Mentre siamo ancora sotto le coperte sentiamo piovere, ma per fortuna nel giro di pochi minuti è tutto finito. Per colazione andiamo al pub vicino dove, oltre alle bevande calde, ordiamo Full Irish breakfast classica ed una vegetariana, porridge e qualche toast con marmellata, secondo i gusti di ognuno. La preparazione è piuttosto lenta ma usciamo tutti soddisfatti. Ci dirigiamo in fretta al porto, dove aspettiamo il nostro traghetto sotto la pioggia. Passata anche quella, finalmente ci imbarchiamo. Mari si siede all’interno mentre noi, da veri lupi di mare, optiamo per le panche all’aperto. I primi 45 minuti di navigazione sono davvero tremendi: il vento è forte e freddo, le onde sono alte e il ferry balla come un matto. Sembra di essere su di una giostra ma l’effetto non è assolutamente divertente… fortunatamente poi il sole ci scalda un pochino e il mare si calma. Passiamo davanti alle prime due isole Aran: Inisheer e Inishmaan. Noi però scendiamo nella terza, la più grande: Inishmore.

Scendiamo con l’idea di noleggiare cinque bici… invece alla fine noleggiamo un carretto! Pensiamo che sia un modo curioso per esplorare l’isola, più facile per la nostra vecchietta Mari e più veloce, per vedere più cose. Il nostro cocchiere, vestito alla buona e con un sorriso sgangherato, si chiama Cole e guida con entusiasmo raccontandoci la storia dell’isola, contemporanea e passata. Cole ha un migliore amico, di nome Smokey, che accudisce e nutre come fosse suo figlio, il suo cavallo. Gli parla e lo incita chiamandolo ‘Ehi Fellow!’ e con epiteti affettuosi.

Inishmore conta, in inverno, 800 abitanti, di cui 130 bambini, che frequentano lì le scuole elementari e medie. La scuola in estate viene usata per l’insegnamento del gaelico per coloro che frequentano sulla terraferma scuole con l’inglese come prima lingua. Sull’isola circolano pedoni, biciclette, carretti e mezzi esclusivamente diesel. La particolarità di questo luogo sono i muretti in pietra a secco che delimitano quadrati di prato, non coltivati, qualcuno abitato da sparute mucche. Ci aspettavamo di trovare tante pecore, dato che le isole Aran sono molto famose per la lana e i caldi maglioni, invece Cole ci spiega, quasi un po’ imbarazzato, che in realtà non vivono più pecore sull’isola, che la lana per i maglioni viene importata e gli abitanti delle isole sono solo… molto bravi a venderli. Durante la nostra giornata sull’isola, oltre ai placidi paesaggi, vediamo simpatiche e grosse foche, il forte preistorico Dún Aengus e la piscina naturale Worm Hole, dall’incredibile forma rettangolare che inspiegabilmente si è formata naturalmente: affascinante pensare come il mare, con la sua forza, sia riuscito a creare una forma così perfetta…

Sembra che sull’isola non esista lo stress… anche se Mari ce la mette tutta a farlo venire a Cole quando, nonostante manchino pochi minuti alla partenza del traghetto, continua a procedere lentamente, fermando addirittura il calesse per aggiungere qualche aneddoto a Giovanni che invece di spronarlo continua a dargli corda. Arriviamo comunque puntuali al porto. La traversata è di nuovo abbastanza turbolenta e Giulia e Mari scendono piuttosto malandate. Saliamo in macchina e dopo un’oretta arriviamo a Bunratty. Troviamo subito il nostro grazioso B&B. Lasciamo le valigie e ci rechiamo a piedi verso il centro, che ha un bel castello a pianta quadrata con quattro torri. Dopo un breve tentennamento scegliamo di cenare da Durty Nelly’s. Il locale è pieno e sembra che ci sia solo più un tavolo per quattro. Inizia però ad entrare tanta altra gente e magicamente appare un piano superiore vuotissimo! Burger vegetariano, fish and chips e cozze, zuppa di pesce e salmone affumicato, cotolotte di pollo e tre ottimi dolci. Paghiamo 115 euro. Al buio, ma con i giubbotti catarifrangenti fornitici premurosamente dal nostro oste, uno dei quali 4-6 anni, rientriamo al B&B.

UNDICESIMO GIORNO

Ottima, anche se un po’ pesante, colazione al bed and breakfast: french toast, uova strapazzate e torta preparati dal gentile signore. Il programma di oggi prevede il trasferimento verso sud ed il giro della penisola di Dingle, anche se purtroppo usciamo con una forte pioggia. Nella prima tappa, il villaggio di Adare, situato a sud di Limerick, infatti, vediamo tutto sotto la pioggia: l’Heritage Center, la via principale con cottage dal tetto in paglia, la chiesa gotica e l’enorme parco del maniero hotel di lusso con verdissimi parchi da golf… nel quale abbiamo rischiato di rimaner chiusi dentro!

Iniziamo poi il ring of Dingle dal bianco mulino a vento di TraLee, oltrepassiamo Camp e proseguiamo verso ovest fermandoci a An Clochan, dove scopriamo una bellissima ed enorme spiaggia in cui possiamo avanzare per 200  metri grazie all’effetto della bassa marea che regala ai nostri occhi uno spettacolo davvero strano dai colori cangianti. Proseguiamo attraversando il Connor Pass, un valico alto e stretto dal quale possiamo ammirare le verdi valli della penisola del Dingle. Raggiungiamo la cittadina portuale di Dingle, allegra, piena di gente e di colori.

Alle 15.30, ci rechiamo presso il Burnham Riding Centre, dove ci aspetta una bella passeggiata a cavallo! Siamo guidati da Jamie, un diciottenne che normalmente lavora in una scuderia in Belgio, con il quale chiacchieriamo del nostro viaggio e della cucina irlandese. La passeggiata di un’ora è molto piacevole, con un primo tratto sulla spiaggia, poi tra i sentieri boschivi e sui verdi prati delle colline. Dalla cima della collina, guardandoci intorno ammiriamo quella che ci sembra una grande coperta patchwork. Il cavallo di Gio è indisciplinato e affamato, Hollie, la cavalla di Ele, è bellissima e decisamente placida, Liam, quello di Sil, sembra una mucca e Giu non riesce molto ad imporsi sulla sua cavalla dal pelo lungo… Ci divertiamo parecchio!

Inizia ora la strada panoramica Slea Head Drive, lunga una quarantina di km, la parte più occidentale della penisola di Dingle: mare impetuoso, natura selvaggia, piccoli villaggi. In questa zona sono presenti numerosi siti archeologici preistorici, ma tutti a pagamento e, vinti dalla stanchezza, decidiamo di non visitarli e di percorrere la scenic drive in macchina, guardando dal finestrino. Facciamo una sosta alla bella spiaggia di Coumeenoole, animata da svariate famigliole irlandesi (e temprate!)

Concluso il tour dell’intera penisola di Dingle, raggiungiamo il bed and breakfast che occuperemo per due notti: il Fern Rock a Tinnahalla, Killorglin, dove troviamo una vecchietta molto affabile, anche se ha l’aria piuttosto severa, che ci mostra le camere affrettandosi a pulire una macchietta che vede sulla moquette e ci consiglia per cena un pub a Milltown, che però non è tanto bello, molto spartano e vuoto. Probabilmente, se non ce lo avesse già prenotato lei, non ci saremmo affatto entrati. Mangiamo comunque bene per 75 euro: Guinness, zuppa di porri e patate, zuppa di pesce, Shepherd’s pie, hamburger e contorni. Scriviamo il diario bevendo una tisana alla menta in camera ed andiamo a nanna.

DODICESIMO GIORNO

Questa mattina ci alziamo ed usciamo alle 8.45, purtroppo piove ed il cielo è completamente grigio, non promette nulla di buono. Comunque, come da programma, iniziamo il ring of Kerry. Ieri sera la signora Fern ci ha sconsigliato caldamente e con intenso gesticolare di percorrere il giro in senso orario poiché ci imbatteremmo in numerosi bus e voleremmo giù per la scogliera. Ma noi ovviamente, caparbi come al solito, non la ascoltiamo! Tirando le somme abbiamo capito di aver fatto bene poiché la strada non era così stretta, pullman ne abbiamo incontrati pochissimi e la vista è decisamente migliore in quanto siamo sul lato giusto. Iniziamo il giro attraversando un valico, il Gap of Dunloe, montuoso e tortuoso. Questo valico giunge alla Black Valley, desolata ed aspra, e conduce ad un altro passo, il Moll’s Gap, dove ci fermiamo per una colazione a dir poco cicciosa da Avoca, antica azienda manifatturiera irlandese originaria delle Wicklow Mountains.

Dopo qualche acquisto dei bellissimi prodotti artigianali in vendita, proseguiamo verso Kenmare, dove però non ci fermiamo perché piove deciso. A Sneem scendiamo anche se continua a piovere e passeggiamo per la via principale. Poi trascorriamo una buona mezz’ora a provare ed acquistare maglioni in lana. La sosta successiva è a Derrinane Beach. Il tempo e la super colazione ci rendono un po’ sonnacchiosi ma il giro deve continuare. Passiamo Waterville e sostiamo alla spiaggia di Ballinskelligs. Siamo solo noi. Ancora una volta siamo colpiti dalla bellezza di queste spiagge, così ampie, tranquille e caraibiche. Per noi, abituati alla giornata estiva soleggiata interamente trascorsa sulla spiaggia, è difficile concepire che una tale meraviglia resti non goduta. Qui, con il vento e il clima avverso, si riesce al massimo a fare un bagno veloce con addosso la muta. Dimenticando per un attimo di essere a metà agosto Ele esclama: pensate come deve essere qui in estate!

Un’altra piccola tappa la facciamo presso Skellig Chocolate, una fabbrica di cioccolato dove vengono proposti buonissimi assaggi di vari tipi di cioccolato ed in cui si può vedere la produzione ed acquistare i prodotti. Il ring of Kerry prosegue nella sua estremità occidentale con una strada chiamata Ring of Skellig. Lo percorriamo fino a Portmagee dove imbocchiamo il ponte che ci permette di raggiungere la vicinissima Valentia Island. Questa è veramente la zona più selvaggia che abbiamo visto finora. Non incrociamo nessun essere umano. Solo tante mucche e pecore colorate. Scendiamo verso il faro, che ammiriamo da lontano, fermandoci nel luogo dove 385 milioni di anni fa un Tetrapode, una specie di grosso lucertolone con 4 zampe, è uscito dall’acqua e si è stabilito sulla terra. Continuiamo il giro dell’isola e ci fermiamo presso il paese di Knightstown, dove facciamo due passi, e presso Chapeltown. Siamo davvero ammirati da tanta bellezza, nonostante il cielo nebbioso!

Sono già le 17:00 e la stanchezza si fa sentire, decidiamo così di abbandonare Valentia Island ripassando da Portmagee e le sue pittoresche casette affacciate sulle piccole e curate banchine, in direzione Killarney.

Mantenendoci sulla gobbosa, ma rigorosamente dotata di asfalto drenante, N70 in cui il limite di velocità è fissato sui 100 km/h, raggiungiamo la cittadina che sorge sulle sponde del lago Lough Lane.

Killarney è molto colorata e affollata di gente che va alla ricerca di un pub per bersi una buona Guinness. Ci salta subito all’occhio al cattedrale di Santa Maria, imponente, con la sua architettura neo gotica. Affamati chiediamo a due locali tipici la disponibilità di un tavolo, ma essendo già le 19.30 molti hanno già chiuso le cucine perciò ripieghiamo a malincuore, per questa sera, verso un fast food, il diner Eddie Rocket. Ordiniamo hamburger, fritti e insalatone. Il locale è ben arredato, ci riporta con la testa in America, ma i camerieri e soprattutto la maitre sono decisamente sgarbati e scortesi. Nonostante ciò, ci riusciamo a fare due risate ricordandoci che siamo in vacanza e abbiamo la fortuna di riuscire a fare un grande giro come questo… ambito dai viaggiatori di tutto il mondo.

Usciti, decidiamo di dare un’occhiata in giro cercando di digerire la cena. Ad un certo punto Gio sente degli italiani che parlando tra di loro indicano Ele come una propria compagna di università! È proprio vero: in una cittadina sperduta dell’Irlanda abbiamo trovato una nostra connazionale che frequentava con Elena e Giulia l’università a Palazzo Nuovo a Torino!

Entriamo in libreria dove Gio ed Ele si comprano due libri in inglese: il Piccolo principe e la biografia del pilota irlandese Jonathan Rea. Stravolti raggiungiamo la nostra Nissan e in mezz’oretta siamo al b&b dove la signora Fern, che oramai sappiamo chiamarsi Irma, ancora alzata ci augura la buonanotte.

Continua…

Per approfondire questa zona dell’Irlanda ed avere un aiuto per realizzare il tuo itinerario personalizzato, leggi anche:

Isole Aran: Inishmore

La penisola di Dingle

Il Ring of Kerry

5 commenti

  • Silvia The Food Traveler

    Dopo quella colazione sicuramente io sarei morta sul ferry con il mare mosso – magari non proprio morta ma non sarebbe stato un bello spettacolo 😉
    Adare e Dingle sono probabilmente tra i paesini che mi sono piaciuti di più in tutta l’Irlanda, insieme a Kinsale. Sai che ho visitato anche io la Skellig Chocolate? Pensa che mi aveva mandata lì il mio “carissimo” ex boss, ma almeno qualcosa di buono lo ha fatto!

    • viaggiodolceviaggio

      Adare, io, invece, l’ho visto sotto pioggia e nebbia, quindi non mi ha impressionato particolarmente, purtroppo… Kinsale forse il mio preferito!

  • casepreparalavaligia

    Questa è proprio la parte d’Irlanda che purtroppo, PER ORA, sconosco. Anche io avevo letto da qualche parte che sarebbe meglio fare così il giro del Ring of Kerry, ma a questo punto, piuttosto che ascoltare la signora Fern, ascolto te!! 😉

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